Nel novembre del 1942, gli Alpini della Tridentina trovarono tra le rovine di un’isba, un’icona.

Si trovavano nel villaggio di Belogorje, il punto più avanzato del loro fronte. L’icona, si appurò, proveniva dal monastero maschile sito nelle caverne vicine al Don. Invitati dal loro superiore a non toccarla, chiamarono il cappellano che raccolse la bella immagine, la portò con sé, poi la mandò in Italia nel convento del suo ordine, i Cappuccini di Mestre, dove è tuttora custodita.

Come la nostra Madonna degli Alpini, anche la Madonna del Don è un simbolo della disastrosa campagna di Russia. Si tratta di una tipica icona russa, con fondo oro, raffigurante una Madonna addolorata, con il volto sofferente e il cuore trafitto da sette spade. In alto, a destra e a sinistra, la scritta “Madre del Figlio di Dio”.

Molto simile è la copia giunta stamattina al santuario, dove resterà per tutta l’estate per raggiungere poi il Memoriale di Cuneo. Con Lei, si è aperta la stagione 2025 del santuario.

La cerimonia di apertura si è svolta alla presenza di un alto numero di gruppi di alpini e di numerose autorità.

Come sempre, alzabandiera, discorsi e poi la messa celebrata dal cappellano Don Mauro Capello, una messa accompagnata in modo magistrale dalla corale La Baita, con canti religiosi prima e poi un breve concerto al termine della celebrazione. Anche questa presenza è stata un bel regalo per l’apertura del 2025!