Quando si poteva vivere con le dovute serenità e profondità la Settimana santa, nella domenica delle Palme si organizzava la Via Crucis a cui partecipavano alpini e persone di tutte le parrocchie dell’Unità Pastorale Cervasca – Vignolo.

La Via Crucis, voluta da don Michele Parola nel 1993, segue un tracciato nel bosco, partendo dalla Madonna della Lòsa per arrivare alla Madonna degli Alpini. Perché questo percorso: forse don Parola voleva idealmente collegare due titoli mariani molto cari a lui e alla gente di San Michele, la parrocchia di cui fa parte il santuario.

Così venne tracciato un nuovo percorso, segnato dalle stazioni in pietra. Contribuirono artisti, gruppi di alpini, volontari, amministrazioni.

La Via Crucis si concludeva sul piazzale del santuario con la statua del Risorto, realizzata da un artista di Carrara. Al rettore era molto piaciuta quell’immagine  del Cristo di forte espressività, circondato da mani di alpini e persone che a lui si rivolgono, ed era contento di aver realizzato un sogno grazie anche alla “disponibilità, generosità, spirito di sacrificio di tanti gruppi di alpini” (Bollettino La Croce di San Maurizio n. 7 settembre 1993).

Quest’anno, viviamo la nostra quotidiana Via Crucis tra le ferite e le limitazioni imposte dalla pandemia. Ma possiamo percorrere quel sentiero da soli, anche solo con il pensiero, in silenzio, ma in compagnia di tutte le persone che lassù sono ricordate e di tutte quelle che per secoli sono salite per affidarsi a San Maurizio e poi anche alla Madonna degli Alpini.

mb